Pensioni di invalidità e redditi da considerare: ordinanza n. 24903 Corte di Cassazione
- 1 Ottobre 2026
- Posted by: 50&PiùEnasco
- Categoria: Invalidità civile
Lo Stato riconosce alle persone con un’invalidità almeno pari al 74%, in presenza degli altri requisiti previsti, una prestazione mensile il cui importo base quest’anno è di circa 340 euro per tredici mensilità. Il riconoscimento dell’invalidità, però, non basta: oltre al requisito sanitario, occorre dimostrare una condizione di bisogno economico, rispettando le soglie reddituali aggiornate ogni anno per effetto della rivalutazione.
Nel dettaglio, sono previste due diverse soglie reddituali, a seconda della percentuale di invalidità riconosciuta. L’importo base dell’assegno mensile destinato agli invalidi parziali, con una percentuale compresa tra il 74% e il 99%, è infatti uguale a quello della pensione di inabilità riconosciuta agli invalidi totali. Questi ultimi, però, beneficiano di un limite di reddito più alto, ferma restando la possibilità di ottenere, già dal compimento dei 18 anni e nel rispetto degli specifici requisiti economici, il cosiddetto incremento al milione.
Pensioni di invalidità: limiti di reddito per il 2026
Per il 2026 la percentuale di invalidità è compresa tra il 74% e il 99%: per avere diritto all’assegno mensile di assistenza, il reddito personale annuo non deve superare 5.852,21 euro.
Percentuale di invalidità pari al 100%: per ottenere la pensione di inabilità civile, il limite di reddito personale annuo sale a 20.029,55 euro.
Proprio sul reddito da considerare per verificare il diritto alla prestazione è intervenuta la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 24903, pubblicata il 31 agosto 2026.
La Sezione Lavoro della Cassazione ha infatti stabilito che la soglia economica per l’assegno d’invalidità va calcolata al lordo delle imposte, considerando il reddito imponibile Irpef scomputato dei soli oneri deducibili. Un criterio più severo che. supera definitivamente quell’orientamento giurisprudenziale minoritario che equiparava il tetto massimo al reddito “netto” percepito dopo il prelievo fiscale.
Ottenere l’assegno mensile di invalidità civile non dipende, come ben noto, soltanto dal riconoscimento di un deficit sanitario, ma anche dal rispetto di precisi limiti economici personali. Con l’ordinanza n. 24903 del 31 agosto 2026, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione è intervenuta su un punto fondamentale: come si calcola la soglia di reddito per accedere al beneficio?
La risposta della Corte fissa un paletto rigido a favore della linea dell’INPS, rendendo l’accesso alla misura più selettivo di quanto sostenuto da diverse interpretazioni giurisprudenziali del passato.
La Suprema Corte ha chiarito che il reddito da prendere in considerazione è il reddito imponibile ai fini Irpef. Si possono sottrarre soltanto gli oneri deducibili riconosciuti dalla legge (ad esempio i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori o gli assegni di mantenimento al coniuge). Non si possono viceversa sottrarre le ritenute fiscali (l’Irpef pagata) né le detrazioni d’imposta (come le detrazioni per carichi di famiglia o per spese mediche).
Come si calcola il limite di reddito?
Il limite di reddito si calcola quindi al lordo delle imposte; coloro che speravano di “scendere” sotto la soglia massima prevista dall’INPS sottraendo le tasse pagate non potrà farlo, vedendosi negato l’assegno.
Attenzione però, il principio affermato dalla Cassazione non si applica uniformemente a qualsiasi sussidio o prestazione del welfare italiano, poiché la normativa si muove su binari differenti a seconda della natura dell’aiuto. L’ordinanza della Cassazione conferma quindi che, in materia di invalidità civile parziale o totale, la verifica dello stato di bisogno economico resta rigidamente legata alla dichiarazione dei redditi individuale del solo beneficiario, calcolata con i parametri dell’imponibile fiscale e non del reddito netto finale.
©️Photo Credit Shutterstock: Lordn
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