Pensione di reversibilità Gestione pubblica: controlli Inps sulla mensilità di maggio

La pensione di reversibilità è una prestazione collegata al reddito, pertanto è necessario controllare i propri redditi percepiti nell’anno di decorrenza della prestazione e successivi, e verificare se si possiede un reddito al di sotto del limite che consente di ottenere la quota piena al 60%.

Nei vari casi degli indebiti pensionistici uno dei più frequenti che i pensionati si vedono recapitare dall’Inps è quello recante la dicitura “incumulabilità con redditi prevista dall’articolo 1, comma 41 della legge 335/1995 per le pensioni di reversibilità”. Si tratta di un indebito che si riscontra nelle pensioni ai superstiti quando il reddito annuale del coniuge del superstite, supera la soglia che consente di percepire l’assegno con la quota del 60% in quanto superiore a tre volte il trattamento minimo Inps.

Se il superstite ha un reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo Inps infatti, la quota spettante può ridursi fino al 45% e maggiore sarà il reddito annuale percepito minore sarà la quota di reversibilità spettante, che può diminuire fino al 30% nel caso in cui il reddito annuo superi cinque volte il valore del trattamento minimo.

In questi casi la legge impone all’Inps di ripetere quanto indebitamente corrisposto al superstite.

Pensioni di reversibilità e controlli 2023: quando avviene il recupero

Anche quest’anno, sono in corso di svolgimento i controlli dell’Inps sulle pensioni di reversibilità sulla mensilità in pagamento a maggio. Oggetto dei controlli sono le pensioni pubbliche per la verifica delle posizioni reddituali nell’anno 2020. In caso di incongruenza degli importi infatti, con il prevalere di quanto percepito per effetto di reversibilità e superstiti, il recupero dell’Istituto previdenziale avverrà con il pagamento della rata della pensione nel mese di agosto 2023.

I controlli Inps sono spiegati in una circolare del 2023 che arriva a poche settimane di distanza dagli altri controlli effettuati sulla quattordicesima e sulla tredicesima dei pensionati.

La verifica, conferma l’Inps, si è svolta sulla rata di maggio 2023 tenendo conto anche della novità della sentenza 162/2022 della corte costituzionale. In questa è stato  dichiarato illegittimo l’art. 1, comma 41, della legge 335/1995, nella parte in cui, nell’ipotesi di cumulo della pensione di reversibilità con altri redditi aggiuntivi del beneficiario, non prevede che la decurtazione effettiva della pensione non possa essere fatta in misura superiore alla concorrenza degli stessi redditi.

I controlli hanno interessato soltanto le situazioni reddituali degli aventi diritto alla pensione ai superstiti, appartenenti al regime pubblico, acquisendo a tal fine le informazioni trasmesse dall’Agenzia delle Entrate (c.d. redditi influenti), nonché le altre informazioni inclusi i redditi di pensione presenti nel casellario centrale dei pensionati.

Pensione di reversibilità: le verifiche

Le verifiche sono state operate sulla base dei redditi relativi alle dichiarazioni 730/CU/Redditi 2020 (anno 2019) e del casellario centrale degli anni 2019 e 2020.

Nel caso in cui la pensione ai superstiti sia stata corrisposta in misura superiore a quella spettante, il recupero dell’indebito è stato impostato a partire della rata di pensione del mese di agosto 2023.

Il recupero avviene attraverso trattenute di un quinto dell’importo complessivo della pensione, comprensiva dellindennità integrativa speciale, al netto dell’Irpef e in un massimo di 60 rate.

Nei casi in cui la pensione interessata dal debito non sia sufficiente e il pensionato sia titolare anche di altra pensione diretta di gestione pubblica, l’importo residuo è automaticamente recuperato anche su questo trattamento. Entro 30 giorni il pensionato può contattare l’Inps per produrre la documentazione utile all’eventuale rettifica della situazione accertata.

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