Riscatto di laurea: bocciata dalla Cassazione la tesi dell’Inps
- 1 Settembre 2026
- Posted by: 50&PiùEnasco
- Categoria: Pensione
Il riscatto di laurea è uno strumento che permette di trasformare gli anni trascorsi all’università in contributi previdenziali validi ai fini della pensione. In pratica, chi ha studiato può compensare il periodo in cui non ha versato contributi e recuperare anni utili sia per raggiungere prima i requisiti pensionistici sia, in alcuni casi, per aumentare l’importo dell’assegno.
Il riscatto di laurea è richiedibile una volta ottenuto il titolo e può essere utilizzato da lavoratori dipendenti, autonomi, liberi professionisti, ma anche da persone che non hanno mai lavorato o non hanno ancora contributi registrati presso l’INPS.
Riscatto di laurea: quali sono le principali tipologie
Le tipologie principali sono due:
- riscatto ordinario, in cui il costo varia in base alla retribuzione e al sistema di calcolo della pensione;
- riscatto agevolato, che ha invece un costo fisso uguale per tutti, rivalutato ogni anno.
Sono riscattabili diversi percorsi di studio: lauree triennali e magistrali, corsi a ciclo unico, titoli AFAM, dottorati e, dal 2024, anche i diplomi degli ITS Academy. È possibile riscattare l’intera durata legale del corso o solo alcuni anni, ma non è previsto il riscatto degli anni fuori corso.
La scelta tra riscatto agevolato e ordinario dipende soprattutto dall’obiettivo che si vuole raggiungere e dal livello di reddito del richiedente, perché i due sistemi hanno costi e vantaggi fiscali molto diversi.
Il riscatto agevolato prevede un costo fisso, identico per tutti, che non varia in base allo stipendio. Proprio per questo spesso risulta più conveniente per chi ha redditi bassi o per i giovani che si affacciano da poco al mercato del lavoro. Il vantaggio fiscale associato a questa modalità è la detrazione, cioè uno sconto sull’imposta dovuta che riduce in parte la spesa sostenuta.
Il riscatto ordinario, al contrario, è legato alla retribuzione e può quindi avere un costo superiore, soprattutto per chi percepisce stipendi medio-alti. Tuttavia offre un beneficio fiscale più significativo, perché permette di dedurre integralmente l’importo versato, diminuendo il reddito imponibile e generando un risparmio proporzionalmente maggiore. Inoltre, proprio perché calcolato su valori contributivi più alti, può incidere più positivamente anche sull’importo della futura pensione.
Infine, anche sul piano fiscale è importante distinguere attentamente tra le due modalità di riscatto, perché l’impatto economico e il beneficio fiscale variano notevolmente a seconda della scelta:
- riscatto ordinario: completamente deducibile dal reddito complessivo, riducendo l’IRPEF dovuta in proporzione all’importo versato;
- riscatto agevolato: dà diritto a una detrazione sull’imposta, che può scendere al 19% se il pagamento è effettuato per un familiare fiscalmente a carico.
Chi può accedere al riscatto di laurea
Può accadere che coloro i quali avevano provveduto a presentare in passato domanda di riscatto di laurea, abbiano ricevuto risposta da parte dell’Inps dopo molti anni e proprio perché trascorsi molti anni la risposta sia stata negativa per l’applicazione della norma sulla decadenza. Questo è quanto è accaduto ad un lavoratore, il quale aveva presentato la domanda nel 1998 e aveva ricevuto formale provvedimento di reiezione da parte dell’Inps nel 2014, quindi dopo sedici anni, motivando la reiezione applicando rigidamente l’art. 47 del Dpr n. 639/1970 (con conseguente decadenza decorsi 3 anni e 300 giorni dalla domanda amministrativa per poter adire le vie legali).
La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 7834 del 2026, ha fatto definitivamente chiarezza su una questione che da anni divideva l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) e i lavoratori. Secondo i giudici di legittimità, la decadenza ordinaria prevista dall’art. 47 del Dpr n. 639/1970 non può trovare applicazione in questo ambito, in quanto il riscatto del periodo di studi universitari risponde a una logica e a un rapporto giuridico radicalmente differenti rispetto a quelli che regolano le controversie pensionistiche tradizionali.
Il punto centrale della decisione riguarda la natura giuridica del riscatto degli anni di laurea. Secondo i giudici di legittimità, tale istituto non rientra tra le prestazioni pensionistiche in senso stretto, ma costituisce un meccanismo volto alla copertura assicurativa di periodi non lavorati, mediante il versamento di una somma calcolata secondo criteri attuariali. Si tratta, quindi, di un rapporto distinto e preliminare rispetto a quello previdenziale vero e proprio.
©️Photo Credit Shutterstock: New Africa
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