superamento massimale contributivo

Superamento del massimale contributivo

Tutte le istruzioni sul massimale contributivo e i controlli previsti dall’INPS per chi ha usufruito indebitamente dell’esonero IVS.

 

L’Inps, lo scorso dicembre, ha inviato numerose comunicazioni alle aziende, volte a bloccare i termini prescrizionali per il recupero di somme contributive, con annesse sanzioni, relative a erronee gestioni del massimale Ivs ex L. 335/1995. Successivamente, con messaggio 5062 del 31 dicembre 2020, l’INPS informa di aver predisposto i controlli sulle contribuzioni eccedenti i massimali comunicate dai datori di lavoro a partire dal 2015.

Il massimale contributivo, previsto dall’articolo 2, comma 18, L. 335/1995, costituisce il limite di valore annualmente rivalutato oltre il quale la retribuzione non deve essere assoggettata a prelievo di contributi previdenziali e riguarda i lavoratori privi di anzianità contributiva riferibile a periodi anteriori al 1° gennaio 1996 ovvero coloro che abbiano optato per il regime contributivo.

Ai fini della non applicazione del massimale Ivs, pari, per l’anno 2021 a € 103.055, è necessaria la presenza di anzianità contributiva precedente al 1° gennaio 1995. Per anzianità contributiva si intende il complesso degli accrediti, pur se registrati in Gestioni diverse, relativi a rapporti di lavoro privati o pubblici, dipendenti o autonomi (con versamenti di contributi, in tal caso, presso le rispettive Casse di previdenza), in Italia o all’estero.

In tale accezione sono inclusi:

  • i periodi di contribuzione figurativa;
  • i periodi di contribuzione facoltativa;
  • i riscatti;
  • i trasferimenti gratuiti e onerosi;
  • la contribuzione volontaria.

Al soggetto che non è in possesso di anzianità contributiva antecedente al 1996 deve essere applicato il massimale Ivs.

Per questo motivo, se il lavoratore anche solo per motivi di studio, ha soggiornato all’estero o magari ha svolto lavori, anche saltuari, è bene che richieda l’estratto contributivo internazionale, al fine di verificare la correttezza dei dati relativi alla propria posizione assicurativa.

Queste verifiche Inps consentono al datore di lavoro di fare qualche riflessione, magari anche rivedendo i propri processi amministrativi.

In primo luogo, è necessario che il datore di lavoro, in fase di assunzione, richieda una dichiarazione al dipendente per identificare il corretto inquadramento previdenziale. In secondo luogo, è necessario richiedere al lavoratore l’impegno di comunicare eventuali modifiche del proprio status contributivo (ad esempio, riscatto di laurea o riscatto del servizio militare per un periodo ante 1996).

In questo modo si modifica il regime previdenziale di appartenenza, cioè si passa dal sistema interamente contributivo a quello misto. Pertanto, a partire dal mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda di riscatto o di accredito figurativo, cessa l’applicazione del massimale contributivo sulla retribuzione, sempre nel caso in cui la retribuzione superi il limite annuo previsto. Ciò significa che per i periodi recuperati dovrà essere versata la contribuzione previdenziale calcolata sull’intera retribuzione.

In relazione alle comunicazioni Inps, prima di pagare contributi e sanzioni, è, invece, opportuno verificare insieme al dipendente se vi sia qualche errore nell’impostazione dell’Istituto. In tal caso potrà essere fatto ricorso entro 90 giorni dal ricevimento della comunicazione.

Inoltre, a seguito dei maggiori contributi da versare con relative sanzioni, è opportuno chiedersi quale debba essere il comportamento del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, alla luce del fatto che l’articolo 23, L. 218/1952, stabilisce perentoriamente che la quota a carico del lavoratore dei contributi deve essere trattenuta esclusivamente nel mese di scadenza del periodo di paga. Pertanto, una volta superato il periodo di competenza, il datore di lavoro dovrà versare l’intera contribuzione, con relative sanzioni, senza poter trattenere al lavoratore la quota a suo carico.

Se questa è la regola generale, tuttavia, è opportuno distinguere il caso in cui il datore di lavoro, al momento dell’assunzione, non abbia richiesto al lavoratore una dichiarazione dello status contributivo con obbligo di comunicazione di eventuali modifiche, dal caso in cui il lavoratore abbia dichiarato il falso ovvero non abbia comunicato successivamente di aver riscattato periodi antecedenti al 1996. Sicuramente, in questo secondo caso, sarà nelle facoltà del datore di lavoro, in virtù dell’erronea dichiarazione, recuperare la predetta contribuzione (ed eventualmente anche le sanzioni) intimandone il pagamento direttamente al lavoratore o effettuando una trattenuta a cedolino paga, ove esplicitamente richiesto e autorizzato dallo stesso.

Nella costante attività di consulenza previdenziale che offriamo a tutti coloro che si rivolgono presso i nostri uffici, abbiamo notato un preoccupante aumento del numero dei casi interessati da una errata applicazione della normativa in commento, per cui è fondamentale ribadire l’estrema importanza di ricevere un supporto per la propria posizione previdenziale. Se prese per tempo, gravi conseguenze dal punto di vista pensionistico possono essere sanate seguendo specifiche procedure.

Per approfondimenti in merito all’argomento trattato e per qualsiasi problematica di natura previdenziale, è possibile rivolgersi alle sedi del Patronato 50&PiùEnasco, che potranno assisterti anche nella richiesta dell’estratto contributivo sia nazionale che internazionale.

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